I disturbi sotto elencati sono caratterizzati da un alto livello di ansia, un infelice sentimento di paura e apprensione.

Tutti i disturbi d’ansia beneficiano del Training Autogeno e delle tecniche di Rilassamento psicofisico in generale in quanto fanno sperimentare alla persona un diverso modo di stare e di percepirsi, alternativo a quello a cui è abituata, caratterizzato dalla tensione. L’induzione alla calma e l’utilizzo del respiro sono strumenti utilizzabili nel momento in cui insorge l’attacco di panico o la situazione fobica.

 

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Minority stress

Bambine e bambini nel corso del primo anno di vita solitamente scelgono tra gli adulti significativi che di loro si predono cura, una figura preferenziale di attaccamento. Tale scelta ricade nella maggior parte dei casi su uno dei genitori, spesso la mamma, e può accadere che con il tempo si sviluppino nei confronti di tale figura dei comportamenti di attaccamento un po' "eccessivi" che vengono definiti "ansia di separazione". Le difficoltà collegate a quest'ansia si evidenziano in modo importante quando inizia la frequentazione di luoghi differenti dalla famiglia come il nido, la scuola dell'infanzia o la scuola primaria e diventa una fatica quotidiana per tutta la famiglia l'accompagnamento mattutino dei piccoli a scuola. Districarsi in questa dinamica non è sempre semplice date le importanti emozioni che si fanno sentire in genitori e figli che possono portare a comportamenti poco funzionali. Il Counselling sul ruolo genitoriale è un passo importante per trovare modalità per fronteggiare in modo positivo questa difficoltà.

E’ un disturbo non specifico, caratterizzato da ansia persistente, anche collegata a piccole cose, che si manifesta con tensione motoria, paura, preoccupazione, irritabilità, impazienza.

L'adolescenza è un età complessa, caratterizzata dal compito fase-specifico dell'individuazione: il bisogno di definire la propria identità differenziarsi dalla famiglia di origine e trovare una soddisfacente collocazione nella società, ed in particolare tra i coetanei. La giovane età e la mancanza di esperienza di vita, in una fase in cui cambiano corpo e mente e si indirizza la propria vita con scelte formative e personali, portano a volte ragazzi e ragazze a comportamenti che agli adulti sembrano "eccessivi" ed espongono a potenziali rischi. In ragione di queste dinamiche, fisiologicamente legate alla crescita e alla definizione della propria autonomia, possono manifestarsi forme di disagio e/o sofferenza.

 

Gli attacchi di panico si presentano come improvvisi ed inspiegabili attacchi di estrema paura e disagio. Durano solitamente poco tempo, ma possono essere frequenti e collegati a situazioni specifiche. Sono spesso accompagnati da difficoltà respiratorie, palpitazioni, vertigini, sudorazioni, tremori o senso di svenimento. A volte è la paura della paura a generare l’attacco stesso.

La fobia è una paura irrazionale ed esagerata verso un oggetto od una situazione.
Implica un enorme sofferenza da parte del soggetto ed una interruzione del suo vivere normale e sereno. Si può distinguere fra fobie specifiche, suddivise secondo la sorgente della fobia, che può variare tra individui e culture, e fobia sociale, una persistente ed irrazionale paura delle persone e delle occasioni sociali.

Tra i comportamenti di autolesionismo (causare intenzionalmente danno e/o dolore fisico alla propria persona), procurarsi dei tagli è attualmente la modalità più diffusa. Si tratta di comportamenti che tendono a manifestarsi dai 12 anni in su, che vengono nascosti agli adulti e a volte mostrati ai pari con immagini postate sui social. Spesso i e le giovani ricorrono a questi agiti per alleviare un malessere o un disagio psicologico o emotivo. Da un certo punto di vista l'autolesionismo rappresenta un modo per dare una forma e una visibilità ad un dolore. Il dolore causato dalla ferita prende il sopravvento mandando in secondo piano la sofferenza psicologica e provocando emozioni intense che possono dare anche un senso di euforia e/o piacere.

Il genitore che ne viene a conoscenza deve evitare di intervenire sull’onda delle reazioni emotive che tale comportamento può causare, evitando di giudicare, comportamento che porterebbe alla rottura della comunicazione. La via migliore per portare il proprio aiuto è l’ascolto, dimostrare sincero interesse per lo stato d’animo del proprio figlio/a ed accoglienza. I genitori possono trovare nello psicologo/a una figura di sostegno che contiene e trasforma la preoccupazione in un percorso di senso e il ragazzo o la ragazza trovano in lui/lei una persona con la quale può essere più facile aprirsi.

Si parla di Disturbo della condotta quando bambini e bambine o adolescenti agiscono ripetutamente comportamenti nei quali vengono violati i diritti fondamentali degli altri. Questi comportamenti posso essere aggressivi e implicare violenza fisica e sono più frequenti in adolescenza. Vandalismo, scassi, scontri fisici, furti, estorsioni e scippi o violazioni di regole importanti che non implicano violenza o scontri fisici come marinare ripetutamente la scuola, "scappare" da casa, persistente comportamento menzognero o in adoelscenza abusare di qualche sostanza. A volte è presente l’incapacità a stabilire un normale grado di affetto, di empatia o di legame con gli altri.

Il percorso di consultazione psicologica del minore e il sostegno ai genitori sono le prime indicazioni terapeutiche con cui orientarsi ad affrontare tali difficoltà.
Questo disturbo, insieme al comportamento antisociale, spesso è all’origine del fenomeno del bullismo nella scuola. Oltre al lavoro col nucleo famigliare o indipendentemente da esso, può essere importante l’intervento dello psicologo col gruppo classe e la formazione degli insegnanti.

Consultazione psicologica del minore e il sostegno ai genitori sono altre indicazioni terapeutiche con cui orientarsi ad affrontare tali difficoltà.

L'infanzia è una fase della vita importantissima per la formazione e lo sviluppo della persona, ricca di potenzailità e anche per questo delicata. Si cresce a livello corporeo, cognitivo ed emotivo mettendo a punto competenze importanti per tutta la vita della persona. Capita che sia anche il periodo in cui alcune difficoltà si evidenziano per la prima volta. Alcune hanno carattere transitorio e possono essere superate con maggiore facilità mediante interventi precoci, altre permangono anche in adolescenza ed età adulta con impatti minori se affrontate tempestivamente.

La definizione di dipendenza è complessa ed è difficile tracciare una netta separazione tra ciò (cose, comportamenti o persone) cui siamo semplicemente abituati e ciò da cui siamo dipendenti. L'incapacità di fare a meno di una persona, di una sostanza o di un comportamento orienta nella distinzione, così come il sussistere di queste “abitudini” anche a fronte delle problematiche che sollevano nella nostra vita. Quando ci troviamo incapaci di rinunciare o ridimensionare in modo significativo comportamenti che ledono le nostre relazioni, la nostra attività lavorativa o la salute è probabile che abbiamo sviluppato una dipendenza patologica.

Il Deficit dell’attenzione e iperattività consiste nella difficoltà nel mantenere l'attenzione nel tempo e nel controllare l'impulsività. Queste caratteristiche portano il bambino a stancarsi e ad annoiarsi presto, a spostarsi continuamente da un'attività all'altra senza completare quanto sta facendo. Questo disturbo si manifesta dalla prima infanzia (3-4 anni) e può proseguire fino all’adolescenza, anche se le difficoltà legate a questo comportamento si fanno più evidenti alla scuola primaria perchè la tendenza ad alzarsi spesso, a non stare fermi, ad intervenire senza attendere il proprio turno di parola risultano poco compatibili con le esigenze dell'insegnamento scolastico. Frequentemente questi bambini vengono descritti come “iperattivi”, agitati ed irrequieti, incapaci di seguire le regole; vengono ripresi continuamente accumulando frustrazione e tensione che possono far vivere male l'ambiente scolastico e nuocere alle relazioni con i coetanei. Le difficoltà da deficit dell’attenzione e iperattivita' si riducono nel rapporto uno-a-uno ed in presenza di un adulto che controlla l'attività del bambino, oppure quando si propone una nuova attività.  Siccome l’ambiente famigliare a questa età ha ancora un’influenza molto forte sui figli, i colloqui e il sostegno psicologico ai genitori sono la via privilegiata verso il cambiamento.

Il Disturbo oppositivo provocatorio si caratterizza per comportamenti negativi, provocatori, ed ostili nei confronti delle persone che in un dato momento esercitano l’autorità. La diagnosi di tale disturbo non è semplice dato che si evidenzia tra i 6 e i 14/16 anni, età in cui l’opposizione è comune e risponde ad esigenze legate alla definizione di sè. In genere i comportamenti di opposizione emergono nell'ambiente familiare o scolastico, aumentano con l'età e sono più frequenti tra i maschi.

L’assunzione di rischio è un fenomeno tipico dell’adolescenza che si manifesta in molteplici forme: dalla guida spericolata, all’assunzione di sostanze tossiche, ai comportamenti sessuali non protetti. Assumere tali rischi in età adolescenziale risponde ai bisogni collegati alla costruzione della propria identità, la quale deve poter essere vissuta, e mostrata ai coetanei, come forte e di successo. Il periodo di maggiore sperimentazione dei comportamenti rischiosi è di norma attorno ai 14-15. Quando i suddetti comportamenti perdurano oltre o assumono caratteristiche estreme può trattarsi di un segnale di malessere o disagio sociale da prendere in considerazione. Nei casi più gravi può trattarsi di disturbo antisociale della personalità, nel cui quadro rientra la manifestazione di comportamenti a rischio in misura molto maggiore alla media.

 

Il comportamento antisociale consiste nella violazione “gratuita” dei diritti degli altri e delle regole sociali principali. Gli individui che manifestano questo comportamento, spesso adolescenti, agiscono in modo caotico, poco prevedibile e non in linea con le aspettative della società. Spesso si tratta di comportamenti impulsivi finalizzati alla gratificazione personale. Assolutamente carente la considerazione delle conseguenze dei propri comportamenti sia per sè che per gli altri, come assente è il senso di colpa. Chi soffre di questo disturbo appare come una persona centrata su di sè, facilmente irritabile ed aggressiva. Le cause possono essere molteplici e per comprenderle è necessario approfondire la conoscenza della storia presente e passata dell'individuo per individuare in che modo e quali bisogni della persona hanno trovato risposta nei comportamenti antisociali

Sotto la dicitura “dipendenza da Internet” o "Internet addiction" sono raggruppati una varietà di comportamenti e problemi di controllo degli impulsi ampia, il cui comun denominatore è l’utilizzo del computer. Chi ne soffre tende a privilegiare il mondo virtuale a scapito di quello reale. Si parla di dipendenza quando a causa della smania di stare “on line” si compromette la quotidianità della persona che ne è colpita: si deteriorano le relazioni interpersonali, l’interesse per il lavoro e la famiglia. A seconda dell’oggetto ricercato on line si può distinguere tra: dipendenza ciber-sessuale (o dal sesso virtuale); dipendenza ciber-relazionale (gli individui che ne sono affetti diventano troppo coinvolti in relazioni online es. chat) net gaming (gioco in rete).

Negli ultimi anni si sente molto parlare, nelle scuole e tra i genitori, di Dislessia, Disgrafia, Discalculia, e in generale dei Disturbi specifici dell'apprendimento (DSA).  Sono ovviamente difficoltà che si manifestano in età scolare e possono rendere molto faticoso l’apprendimento della lettura (dislessia), la scrittura (disgrafia, disortografia), oppure l’apprendimento delle procedure di calcolo (discalculia). Per un bambino o una bambina l’apprendimento in generale e lo studio risultano appesantiti dato che la lettura è un mediatore importante dell’apprendimento scolastico.

Questi disturbi sono distinti tra loro ma capita che siano associati. Solitamente sono le o gli insegnanti a parlare alle famiglie di questa difficoltà consigliando una valutazione da un neuropsichiatra o da una logopedista. Se si riscontra uno di questi disturbi va considerata anche la dimensione emotiva che può comportare vissuti negativi sia nel bambino o bambina che presenta la difficoltà che nei rispettivi genitori. Rivolgersi a degli esperti permette di comprendere il grado di difficoltà, che può essere lieve, medio o grave e aiuta a prepararsi sulle modalità con cui supportare l’apprendimento. Le scuole sono ormai da anni attrezzate a predisporre programmi didattici adeguati, dispensando da alcune modalità (scrivere i compiti, leggere ad alta voce) e compensando con appositi strumenti (videoscrittura, calcolatrici, audiolibri) dando più tempo e trattando bambini e bambine con modalità finalizzate a ridurre il loro disagio.

 

Comportamento di volontaria riduzione dell’alimentazione con attenzione alla dimensione calorica per intensa paura di ingrassare e assumere peso.
La percezione della propria forma corporea appare alterata e la persona si mantiene volontariamente un peso corporeo inferiore al livello minimo normale per età, sesso, traiettoria di sviluppo, e salute fisica. Spesso la forma fisica viene controllata ossessivamente con pesature frequenti, misurazione delle parti del corpo e persistente uso di uno specchio per controllare le aree percepite di "grasso". Le persone che soffrono di anoressia vivono la propria autostima in modo altamente dipendente dalla percezione della propria forma corporea. Perdere peso è vissuto come successo personale legato a volontà e capacità di autodisciplina, mentre l'aumento di peso è percepito come un inaccettabile fallimento. Gli aspetti medici e le conseguenze sulla salute sono spesso negate. Per la terapia è fondamentale avere informazioni e collaborazione dai familiari.

Può capitare che dopo qualche mese di frequentazione dalla scuola dell’infanzia o della primaria le insegnanti segnalino una sorta di ritrosia da parte di un bambino o una bambina nel parlare con gli adulti e/o con i coetanei. E’ un disturbo di origine ansiosa chiamato Mutismo Selettivo o Mutismo Elettivo. Spesso i genitori ne sentono parlare a scuola perché a casa i loro figli o figlie parlano e loro attribuivano a una sorta di timidezza i silenzi osservati con persone non di famiglia. Essendo di natura ansiosa questo comportamento a volte viene osservato insieme ad altre forme di insicurezza, o paure o tendenza all'isolamento. Capita che bambini e bambine che ne soffrono tendano a comunicare a gesti e mostrino Ansia da separazione e problemi di distacco dai genitori.

La disprassia è disturbo evolutivo della coordinazione motoria (DCD) che comporta difficoltà nel compiere gesti coordinati e movimenti complessi non determinata da “cause mediche”. I genitori osservano difficoltà ad allacciarsi le stringhe delle scarpe, a vestirsi seguendo un ordine funzionale (ad esempio iniziando dalla biancheria e non dalle scarpe) oppure la tendenza ad inciampare o a sbattere contro spigoli e porte.

In età scolare si evidenziano difficoltà nell’uso dello spazio grafico (quaderni in cui la scrittura inizia a metà foglio, pagine saltate, scrittura stentata e con caratteri di grandezze varie …) e nella manualità fine, a mettere in ordine le fasi di un racconto, insieme a difficoltà linguistiche che i genitori forse avevano già intravisto. La diagnosi è complessa e richiede una valutazione multidisciplinare (psicomotoria, neuropsichiatrica).

I disturbi specifici del linguaggio sono difficoltà che riguardano la comprensione e la produzione di parole e/o frasi. Si definiscono disturbi “specifici” perché non sono causati da compromissioni organiche, cognitive o psicologiche. Possono quindi riguardare le situazioni in cui si osservano bambini o bambine che non parlano o iniziano a “parlare tardi”. Capire quando si è di fronte ad uno di questi “ritardi” non è semplice perché i tempi di apprendimento di questa competenze sono soggettivi e legati agli apprendimenti di altre aree, come quella senso-motoria, cognitiva, emotiva ed affettiva, relazionale. In modo generico e puramente indicativo si può dire che si osserva solitamente la comparsa della “parola frase” attorno all’anno di età e attorno ai due la comparsa delle prime frasi composte. Se questo non avviene è consigliabile una valutazione neuropsichiatrica dello sviluppo per individuare la compresenza di altri eventuali problemi e una visita logopedica.

Disturbo caratterizzato da alimentazione incontrollata (abbuffate) cui seguono comportamenti compensatori inappropriati per prevenire l'aumento di peso (vomito indotto, attività fisica reiterata).
Per parlare di bulimia questi comportamenti devono verificarsi, in media, almeno una volta alla settimana per un periodo prolungato (minimo 3 mesi).
La persona affette da bulimia riferiscono di non riuscire a smettere di mangiare durante le loro abbuffate, e di mangiare cibi che altrimenti eviterebbero.
Solitamente i comportamenti alimentari bulimici vengono nascosti perchè le persone se ne vergognano.

Disturbo alimentare consistente in ripetuti rigurgiti del cibo dopo aver mangiato.
Il cibo precedentemente ingerito viene poi riportato alla  bocca senza apparente nausea, vomito involontario o disgusto.
Il cibo può essere rimasticato e quindi espulso nuovamente dalla bocca o deglutito. Si manifesta già dalla prima infanzia (entro l'anno di vita)

Disturbo consistente nel consumo di sostanze non alimentari (ad esempio carta, stoffa, sapone, capelli, spago, lana, gomma) per un periodo consistente (minimo 1 mese). Tale comportamento non è causato da avversione per il cibo in generale. Il tipo di sostanza ingerita tendenzialmente varia con l’età. L'esordio può essere in infanzia, adoelscenza o età adulta, anche se è l'infanzia il periodo in cui si registrano più casi. Viene diagnosticato come disturbo solo da età superiori ai 2 anni.

Caratteristiche essenziali del disturbo sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti (ossessioni) che insorgono improvvisamente nella mente del soggetto creando allarme o paura. Tali pensieri riconosciuti dalla persona stessa come prodotto della propria mente e non derivanti dall'esterno, sono percepiti come intrusivi e privi di senso, ed egli tenta in ogni modo di ignorarli e di sopprimerli mediante atti mentali o azioni che con il tempo diventano ripetitivi e rituali (compulsioni). Tali atti mentali (es.: contare, ripetere parole o gesti) divengono regole precise di comportamento che il soggetto mette in atto nel tentativo di “controllare” le sue ossessioni, ed evitare il disagio e/o eventi temuti.

Fra gli uomini, è più comune il disturbo legato al controllo, tra le donne, quello legato alla pulizia. Clinicamente, l'ossessione più diffusa riguarda la paura della contaminazione.

Questo disturbo trae le sue origini da un evento stressante riconoscibile che ha indotto significativi sintomi di malessere quali: ricordi ricorrenti ed invasivi dell’evento, sogni ricorrenti dello stesso, improvviso agire o sentire come se l’evento traumatico stesse di nuovo verificandosi. L’insieme di questi sintomi comportano una riduzione del coinvolgimento verso il mondo esterno e una diminuita capacità di concentrazione, incidendo in modo molto negativo sulla qualità della vita di chi ne soffre.

Il vaginismo consiste in una contrazione involontaria dei muscoli della vagina. Tale disturbo può essere lieve, e comportare solo una certa tensione e disagio, o grave, e rendere impossibile sia la penetrazione che l’introduzione di qualsiasi oggetto in vagina (es. durante gli esami medici).

Il vaginismo è spesso associato a fobia del coito e della penetrazione vaginale, ed i disturbi possono essere l’uno causa dell’altro. Si parla di vaginismo permanente se tale disturbo è presente fin dall’inizio dell’attività sessuale; se invece questa difficoltà si è presentata dopo un certo periodo di normale vita sessuale o se è associato solo a certe situazioni si parla di vaginismo acquisito o situazionale. Il vaginismo non compromette la capacità di raggiungere l’orgasmo con la stimolazione del clitoride o altre forme di contatto sessuale

Si parla di eiaculazione precoce quando il maschio eiacula in seguito a stimolazione sessuale minima, a volte ancora prima di avere iniziato una penetrazione o poco dopo essa. Chi soffre di questo disturbo non riesce ad esercitare un certo controllo sulla propria eiaculazione con l’esperienza e gli atti sessuali finiscono prima di quando il soggetto desidererebbe, rendendo l’attività sessuale non soddisfacente.

I disturbi – psicologici – della sfera sessuale, sono disfunzioni che rendono difficoltosa o ostacolano in modo importante la vita sessuale della persona rendendola parzialmente o completamente insoddisfacente. Le cause possono essere personali o di relazione e tali da influenzare negativamente uno o più aspetti della vita sessuale (ad esempio il desiderio, l’eccitazione, il raggiungimento dell’orgasmo)

L’eiaculazione ritardata o la mancata eiaculazione consiste nell’incapacità di eiaculare durante il rapporto sessuale anche in presenza di erezione e desiderio sessuale normali. A volte chi soffre di questo disturbo riesce ad eiaculare solo con la masturbazione.